Revisionismo positivo.
Revisionismo personale.
Ultimamente i miei studi e l'ambiente culturale in cui vivo mi spingono a pensare tutto in modo lievemente più relativo. Non è il vituperato relativismo che recenti cardinali e papi additano. Quella è un'altra usanza. Mi riferisco alle cose quotidiane. Al difficile rispetto e convivenza con altre idee, e soprattutto con il dubbio interiore che non tutto ciò a cui ero abituata fosse corretto, che le altre idee possono essere non solo possibili, ma anche condivisibili, pur nella loro estrema distanza dalle mie. Così ho imparato a dubitare di molte mie convinzioni, posizioni, che fino a poco tempo fa consideravo certezze. Ma alcune rimanevano salde, nella loro limpidezza. Pilastri inamovibili nel mio profondo sentire e vivere il mondo dopo il mio trasferimento a Torino. Ad esempio quella relativa alla mia esperienza negativa in politica, sinonimo per me di brutture nei rapporti personali, totalmente fasulli, delle litigate fini a se stesse, delle notti passate a preoccuparmi e a progettare azioni di difesa interne all'organizzazione, tutto tempo rubato a me stessa, alla mia testa, allo studio, alla voglia di lavorare sui contenuti. Tutto tempo che mi ha creato solo confusione, delusione, amarezza, tristezza, rabbia, nervosismo, rancore, disistima di me. Questo è tutto ciò che mi porto nel cuore, dalle esperienze vissute in diverse zone e in diversi momenti della mia regione e fuori. La rabbia mi aveva convinto a cambiare numero di cellulare, a cancellare quelli di chi frequentavo, a disperdere le mie tracce. Avevo bisogno di aria, e di ritrovare fiducia nel mondo e in me stessa. Due anni, quasi, sono passati. Intensi e non semplici, per altri motivi personali, ma lontani da tutto quell'ambiente. Niente quindi mi aveva convinto a rivedere i sentimenti nati da quell'esperienza.
Almeno fino a qualche tempo fa. Qualche settimana. Per avere informazioni sulle mobilitazioni studentesche ho conosciuto persone dello stesso partito qui dove ora studio. Poche parole. Poi stamattina una breve chiacchierata con una persona che non vedevo da 5 anni, di queste parti. Nella mia testa già qualcosa vacillava da giorni, da quando, parlando con alcune di queste nuove conoscenze, mi sono resa conto dell'abisso che passava dai loro sentimenti ai miei, dovuti anche all'abisso delle realtà vissute. E stamattina è arrivata nuova linfa ai miei dubbi: con le poche parole semplici e dirette di una persona molto intelligente e tranquilla, ho finalmente iniziato a dar forma e collocazione a tutto quell'amaro che mi portavo dentro. Non sono io. Ebbene no, non sono io a essere stata inadatta, fuori luogo, incapace, impreparata, o non del tutto per lo meno. No. E' una realtà intera ad essere sbagliata. Era tutto il resto!
E' sempre molto facile attribuire agli altri delle colpe, quando cerchiamo di giustificare a noi stessi i nostri errori. Facilissimo! Ma, paradossalmente, la stessa operazione, che sarebbe ora corretta, risulta assai più complessa se la colpa non è nostra, se in fondo di errori non ne abbiamo commessi, se il nostro agire è stato sempre limpido e onesto, e ad essere sbagliato è tutto il resto intorno a noi. Questo paradosso mi sarebbe stato dannosissimo, se non fossi infine riuscita a coglierlo. O anche solo a prenderlo in considerazione. Ché ancora non ho una visione chiara, in merito! La cosa su cui ora però son certa è che devo riprendere ciò che mi è stato tolto. Fiducia e stima in me stessa, capacità, tranquillità e serenità, voglia di fare e di ideare progetti, ricerche, studi. Sono ancora su una lastra di ghiaccio, sono attenta a ciò che incontro e a non lasciarmi prendere dall'entusiasmo e dalle false illusioni. Mi basta anche solo riconciliarmi con quei ricordi così negativi. Iniziare da qui a vedere il buono in quello che mi sono lasciata alle spalle. All'epoca non avevo i mezzi per capirlo, dubitavo in modo ossessivo di tutto. Mettevo tutto sullo stesso piano, o quasi. Ma ora le cose mi appaiono diverse. E non è solo la voglia di dimenticare la rabbia, so che quello non mi aiuterebbe affatto a crescere e a rialzarmi, anzi. Ora sono convinta di poter cominciare a fare un lavoro serio su me stessa e sul mio futuro, ritrovando serenità e ottimismo!
Senza questi due anni di stacco, senza le nuove amicizie che mi sono creata, senza il trasferimento, tutto ciò non sarebbe stato possibile.
Infine, non ho ancora deciso se quello che ho scritto qui due anni fa, e che in realtà mi ha aiutato a fare i primi bilanci in questi giorni, lo penso ancora oppure no. In parte credo di no, sono cresciuta e sono cresciute anche le persone a cui mi riferivo.